Abstract

La Scaglia Toscana, affiorante nei pressi di Rapolano Terme in provincia di Siena, è stata esaminata, dal punto di vista lito e biostratigrafico, lungo tre sezioni, la cui ubicazione è indicata in fig. 1: la sezione Podere Cetinaia-Podere M. Petroso, la sezione Podere Le Rossole ed infine la sezione Modanella-Podere Campo d’Aia. Dal contatto di tetto con il Macigno, al contatto di letto con la Maiolica, sono state distinte le seguenti unità litostratigrafiche:

  1. Argilliti e calcareniti di Dudda con lenti di «Nummulitico» (Calcareniti di Montegrossi); spessore variabile da 50 a 100 metri. Età: Eocene Medio-Superiore.

  2. Marne siltose ed argilliti marnose rosse di Podere Le Rossole (correlabili per età e per posizione stratigrafica con le Marne del Sugame dei Monti del Chianti); spessore non superiore ad una decina di metri. Età: Eocene Inferiore-Medio.

  3. Argilliti di Brolio, comprendenti tre litofacies: BRLa - Diaspri manganesiferi (5–10 m); BRLb - Peliti silicee (10 m); BRLc - Argilliti marnose rosse (6–8 m). Età: Albiano-Turoniano.

Il passaggio fra l’unità 3) e l’unità 2) corrisponde ad una superficie di discontinuità stratigrafica che si caratterizza per un’importante lacuna sedimentaria, di entità variabile fra 40 e 47 Ma; riteniamo che tale discontinuità non sia riferibile ad un’emersione, ma ad una forte riduzione della sedimentazione e/o ad erosione sottomarina su un fondo bacinale irregolare, caratterizzato da alti e bassi morfologici e da una certa instabilità tettonica. Questa ipotesi è suggerita dal fatto che la superficie di discordanza si colloca al di sopra di diversi orizzonti stratigrafici delle Argilliti di Brolio e che le porzioni basali delle successioni, al di sopra della discordanza, sono indicative di una ripresa diacrona della sedimentazione eocenica.

L’ambiente di deposizione dell’unità 2) è di tipo pelagico-emipelagico, con sedimenti prevalentemente marnosi e pelitici, con abbondanti faune a Foraminiferi planctonici. La comparsa di, sia pur sottili, livelli di calcareniti gradate, prelude all’impostazione di un sistema torbiditico a prevalenza carbonatica, che caratterizzerà la soprastante formazione delle Argilliti e calcareniti di Dudda e le intercalazioni di «Nummulitico».

Il passaggio fra l’unità 2) e l’unità 1) è sfumato e continuo e si caratterizza per la scomparsa graduale della colorazione rossa, tipica dell’unità delle Marne siltose ed argilliti marnose rosse di Podere Le Rossole, e per l’aumento della frequenza e dello spessore dei livelli torbiditici. Le caratteristiche sedimentologiche della soprastante unità delle Argilliti e calcareniti di Dudda sono indicative di mutate condizioni bacinali, in quanto alla sedimentazione prevalentemente emipelagica delle marne, tipica di ambiente di scarpata, si sostituisce una sedimentazione pelagica e torbiditica con argilliti e calcareniti, caratteristica di depressioni bacinali. Le Argilliti e calcareniti di Dudda sono infatti costituite da alternanze di calcareniti ed argilliti, con subordinate calcilutiti e marne. Gli strati calcarenitici basali contenenti Foraminiferi planctonici eocenici, indicano così un rimaneggiamento intrabacinale di sedimenti penecontemporanei. Diversamente, gli strati calcarenitici soprastanti, che caratterizzano buona parte dell’unità stratigrafica, contengono, tra gli altri, bioclasti a Foraminiferi planctonici cretacei, ad indicare, in questo caso, l’impostazione di un sistema torbiditico carbonatico di carattere extrabacinale, alimentato da aree sorgenti con rocce calcaree cretaciche. Nella parte alta della formazione, si ha di nuovo la presenza di torbiditi calcaree di carattere intrabacinale, contenenti Foraminiferi planctonici eocenici, che si sviluppano verso l’alto a costituire un orizzonte di «Nummulitico». Quest’ultimo è dato da strati calcarenitici e calciruditici contenenti, tra gli altri, Foraminiferi bentonici e planctonici eocenici, ad indicare l’impostazione di uno o più lobi di conoide sottomarina, alimentati da piattaforme carbonatiche. Nella parte alta il livello di «Nummulitico» passa gradualmente alle Argilliti e calcareniti di Dudda, secondo un trend «thinning-fining upward», che evidenzia la disattivazione del lobo stesso, per poi passare alle arenarie silicoclastiche del Macigno.

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