Abstract

L’Appennino meridionale è un segmento del sistema orogenico circum-Mediterraneo collocato tra l’Appennino centrale, a nord e l’arco calabro-peloritano, a sud, e limitato rispettivamente dalle linee tettoniche Ortona-Roccamonfina e Sangineto. Esso rappresenta un tipico thrust and fold belt con vergenza orientale, collocato tra il bacino di retroarco tirrenico ad ovest e l’avampaese apulo-adriatico ad est.

L’attuale assetto strutturale della catena sud-appenninica rappresenta il risultato di eventi compressivi e distensivi connessi con la subduzione e il successivo arretramento flessurale della placca adriatica e, a partire dal Tortoniano, con l’apertura del bacino di retroarco tirrenico.

In questa nota viene presentata una carta delle unità cinematiche dell’Appennino meridionale che si propone di illustrare la progressiva migrazione spazio-temporale della deformazione.

Per unità cinematica intendiamo un corpo geologico costituito da una o più unità tettoniche che, unitamente ad eventuali depositi di thrust-top si è comportata come un unico assieme cinematico nei confronti di aree più esterne.

La carta è stata elaborata tenendo conto di alcune assunzioni generalmente accettate: i) l’inizio della sedimentazione silico-clastica immatura ed il suo progressivo prevalere segna il depocentro del bacino di avanfossa; ii) i depositi di avanfossa poggiano in concordanza sui precedenti depositi di avampaese, in quanto la discordanza angolare legata alla progressiva flessurazione della zolla non è apprezzabile a scala locale; iii) la prima deformazione compressiva, che segue la fase depocentrale dell’avanfossa, interessa solo una parte dell’avampaese flessurato, che viene in tal modo accreta all’orogene.

In ciascuna unità tettonica l’evento deformativo viene vincolato cronologicamente tra l’età dei suoi depositi di avanfossa concordanti e l’età dei depositi thrust-top discordanti, se presenti.

Le relazioni originarie tra i suddetti depositi possono, comunque, essere state occultate da successivi eventi tettonici compressivi, distensivi o trascorrenti. L’eventuale presenza di successivi depositi discordanti al di sopra di quelli del substrato deformato e dei relativi bacini thrust-top, consente la datazione di questi ultimi eventi tettonici.

Le unità cinematiche, indicate con lettere maiuscole (da A a G, partendo dalle più antiche fino a quelle più recenti), comprendono unità tettoniche, derivate da domini paleogeografici che sono stati interessati dal primo evento tettogenetico nello stesso intervallo cronologico.

In ciascuna unità cinematica sono stati distinti con lettere minuscole: a) la successione preorogena; b) i depositi dello stadio di avanfossa; c, d) i depositi dei bacini thrust-top.

Le unità tettoniche non sempre hanno conservato elementi utilizzabili per stabilire l’età della prima deformazione, quali i depositi silicoclastici di avanfossa e i depositi discordanti immediatamente successivi; in tal caso l’attribuzione ad una determinata unità cinematica è stata effettuata tenendo conto della posizione geometrica e del contesto regionale.

L’analisi della distribuzione areale delle unità cinematiche induce ad alcune considerazioni di carattere generale. Nel segmento di catena rappresentato nella carta si osserva l’affioramento delle unità tettoniche più interne nel settore sud-orientale ed il loro scomparire verso nord soprattutto sul bordo tirrenico. Al contrario le unità più esterne affiorano nel settore nord-occidentale, mentre nelle aree a sud-est non sono state individuate in superficie, nè riconosciute in dati di sottosuolo.

Tale difformità potrebbe essere dovuta ad una paleogeografia originaria irregolare oppure essere il risultato di arcuature di secondo ordine plio-pleistoceniche e di faglie trascorrenti che tagliano trasversalmente la catena, anche se non possono essere escluse cause geodinamiche ancora non chiare.

L’elaborazione di una carta cinematica è un passo utile per le ricostruzioni paleogeografiche, necessario ma non sufficiente, per la mancanza di ulteriori nuovi dati sulla distribuzione delle unità nel sottosuolo. Un’altra difficoltà è dovuta al fatto che la catena sud-appenninica attuale è costituita soltanto da pochi frammenti degli originari domini paleogeografici distribuiti, tra l’altro, in modo non uniforme.

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